Informazioni generali

Dove trovo la legge sulla parità dei sessi?

La legge federale del 24 marzo 1995 sulla parità dei sessi (LPar) può essere scaricata qui di seguito:

Che cosa prevede la LPar?

  • Divieto di discriminazione in base al sesso, in particolare a causa dello stato civile, della situazione familiare o della gravidanza
  • Protezione contro le molestie sessuali sul posto di lavoro
  • Tutela contro il licenziamento ritorsivo attuato in seguito a un reclamo interno o a un'azione legale per discriminazione
  • Processi gratuiti (ad eccezione di quelli dinanzi al Tribunale federale): in caso di controversie riguardanti discriminazioni nella vita professionale, alle parti non possono essere intimate né tasse, né spese processuali indipendentemente dal valore litigioso, a meno che l'azione legale intentata sia temeraria, fondata cioè su fatti manifestamente non conformi alla verità
  • Alleggerimento dell'onere della prova
  • Azioni collettive

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A quali rapporti di lavoro si applica la legge sulla parità dei sessi?

La legge sulla parità dei sessi è applicabile a tutti i rapporti di lavoro dipendente, che siano retti dal diritto pubblico o da quello privato o che siano disciplinati da un contratto collettivo di lavoro (CCL). Anche la forma del contratto (verbale o scritta) è irrilevante.

Quali sono le norme vigenti in materia di parità linguistica tra i sessi?

L'utilizzo di un linguaggio epiceno favorisce l'uguaglianza fra donna e uomo nella società. Il sistema linguistico, infatti, si inserisce in un contesto sociale e riflette le relative differenze e disparità. I cambiamenti che intervengono nel linguaggio agiscono sulla consapevolezza delle persone e contribuiscono a modificare la realtà sociale.

Con il suo decreto del 7 giugno 1993, il Consiglio federale ha deciso di promuovere la parità linguistica nell'Amministrazione federale. A tale scopo, ha pubblicato una serie di direttive valide per i testi amministrativi, le denominazioni dei dipartimenti, degli uffici, delle funzioni e delle professioni, i rapporti, le informazioni, i documenti di identità, le lettere, i moduli e le decisioni. Per le leggi e le ordinanze oggetto di una revisione totale tali direttive valgono unicamente per il tedesco, mentre per le leggi e le ordinanze nuove valgono per il tedesco e il francese.

La Cancelleria federale ha elaborato e pubblicato in stretta collaborazione con l'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo una guida per la redazione di testi in tedesco e francese non sessisti, contenente alcune proposte per attuare il decreto del Consiglio federale.

Dal 1973, il termine francese «Mademoiselle» e il suo corrispettivo tedesco «Fräulein» sono stati completamente banditi dalla corrispondenza dell'Amministrazione federale (vedi circolare del 23 marzo 1973 del cancelliere della Confederazione ai segretari generali).

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Come si può lottare contro la pubblicità sessista?


Le regole della Commissione svizzera per la lealtà nella comunicazione commerciale vietano la pubblicità discriminante contro l'uno o l'altro sesso.
Tenore della regola 3.11:

1. La pubblicità che discrimina uno dei sessi svilendo la dignità della donna o dell'uomo è inammissibile.

2. È da considerarsi sessista la pubblicità nella quale

  • a uomini o donne vengono attribuite caratteristiche stereotipate che mettono in dubbio la parità tra i sessi;
  • si presenta una persona dell'uno o dell'altro sesso come oggetto di sottomissione o sfruttamento e si lascia intendere che la violenza o il dominio sull'altro siano tollerabili;
  • una persona dell'uno o dell'altro sesso non gode del dovuto rispetto, in particolare se si tratta di minori;
  • tra la persona che rappresenta un certo sesso e il prodotto pubblicizzato non esiste alcun nesso naturale;
  • la persona ricopre una funzione puramente decorativa, volta ad attirare l'attenzione;
  • la sessualità è presentata in modo inadeguato.
Contro una pubblicità ritenuta sessista è possibile inoltrare reclamo alla Commissione svizzera per la lealtà nella comunicazione commerciale. Il sito contiene un vademecum per la redazione e la presentazione del reclamo (in tedesco / in francese), l'apposito modulo (in tedesco / in francese) e un esempio (in tedesco / in francese).

Che cosa si può fare contro gli annunci di lavoro discriminatori?

In Svizzera, le offerte di lavoro discriminatorie in base al sesso non possono essere sanzionate direttamente. Esse possono però costituire un indizio del carattere discriminatorio del rifiuto di assunzione. In tal caso, la persona che ha presentato senza successo la propria candidatura in risposta a un annuncio di lavoro discriminatorio può esigere un'indennità pari al massimo a tre mesi di salario, più le pretese di risarcimento del danno e di riparazione morale, nonché le pretese contrattuali più estese come il rimborso delle spese per il colloquio di assunzione e altre ancora.

Le imprese private che offrono misure di incoraggiamento delle donne, violano la legge sulla parità dei sessi?

Le misure di incoraggiamento delle donne adottate dalle imprese private, come gli assegni per la custodia di bambini complementare alla famiglia versati alle donne o le offerte di perfezionamento professionale riservate alle collaboratrici, sono compatibili con quanto previsto dall'articolo 3 capoverso 3 LPar?

L'articolo 3 capoverso 3 della LPar («Non costituiscono una discriminazione adeguati provvedimenti per la realizzazione dell'uguaglianza effettiva») permette alle imprese private di adottare misure che servono a incoraggiare le donne. Questa possibilità non viola il divieto di discriminazione sancito dall'articolo 3 capoversi 1 e 2 LPar.

Benché la LPar non obblighi le imprese private a prevedere clausole di incoraggiamento, talvolta può risultare opportuno stabilire nel regolamento in quali situazioni straordinarie anche gli uomini possono beneficiare di misure speciali. Nella sua sentenza «Lommers», la Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE), ora Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE), ha obbligato un datore di lavoro a prevedere una deroga che permetta di tenere conto anche degli uomini che si trovano in una situazione straordinaria (ad esempio, dei dipendenti che crescono da soli i loro figli).

La legge non prescrive una forma precisa per le misure di incoraggiamento adottate dalle imprese private. Esse possono essere fissate per iscritto in un regolamento interno o in una decisione della direzione (cfr. Christa Tobler, Recht 2005; Juliane Kokott e Patricia Egli, AJP 12/2000, pag. 1493). Nel settore delle imprese private, il principio dell'autonomia privata impedisce l'imposizione di quote, ma le aziende che lo desiderano sono libere di farvi ricorso.

L'introduzione di quote è una misura positiva alla quale si può fare ricorso per equilibrare il rapporto numerico tra donne e uomini, ad esempio nell'economia, nell'insegnamento universitario o in politica (vedi iniziative cantonali a SO e UR). Il Tribunale federale ammette l'adozione di misure positive a favore delle donne sia per creare le condizioni di base necessarie alla realizzazione dell'uguaglianza (Gleichheit der Startbedingungen) che per attuare l'uguaglianza di risultato (Ergebnisgleichheit). Pertanto, l'introduzione di quote non è esclusa a priori anche se, di primo acchito, questa misura sembra contraddire il divieto di discriminazione in base al sesso. Affinché siano ammesse, le quote devono rispettare una certa proporzionalità, in particolare se vi è la necessità di ricorrere a misure di questo tipo.

Visto quanto precede, si distinguono due tipi di quote:

  • le quote flessibili che privilegiano le donne solo in presenza di qualifiche uguali o equivalenti a quelle degli uomini;
  • le quote fisse che privilegiano le donne indipendentemente dalle loro qualifiche.

In una sua decisione (DTF 123 I 152), il Tribunale federale ha stabilito che le quote fisse ledono il divieto di discriminazione in base al sesso. Le quote flessibili, invece, se sono proporzionate, ossia se consentono di raggiungere l'obiettivo auspicato, non infrangono il divieto di discriminazione e possono essere introdotte in politica, nell'economia (presenza di donne nei Consigli di amministrazione, nelle posizioni di responsabilità o dirigenziali) e in ambito universitario (maggiore rappresentatività delle donne nel settore accademico).

Nel settore privato, per contro, il principio dell'autonomia privata impedisce l'imposizione di quote alle aziende. Se lo desiderano, esse sono nondimeno libere di farvi ricorso.

Le pari opportunità sono una scelta vincente per le imprese e il loro personale.

Giurisprudenza

Progetti

Consulenza
Il servizio specializzato «Fachstelle UND» (in francese) – che opera con un orientamento alla prassi e all'azione concreta – offre alle imprese e alle amministrazioni pubbliche una consulenza personalizzata, informazioni mirate e un sostegno fattivo nelle questioni di conciliabilità tra professione e famiglia.

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