Famiglia

Cos'è l'autorità parentale congiunta?

La nozione di autorità parentale è regolata dall'art. 301 capoverso 1 CC. Si tratta del potere legale dei genitori di prendere le decisioni necessarie al fine di[U1] :

  • amministrare la sostanza del figlio e gestire la sua sostanza (art. 318 cpv. 1 CC);
  • rappresentare per legge il figlio verso i terzi (art. 304 cpv. 1 CC);
  • provvedere al suo mantenimento;
  • occuparsi della sua educazione (art. 302 cpv. 1 e 3 CC), del suo sviluppo fisico, morale e intellettuale, nonché garantire il suo sviluppo personale;
  • determinare il luogo di dimora del figlio (art. 301a CC);
  • scegliere il suo cognome (art. 270a CC);
  • scegliere la sua religione (art. 303 CC).

Concretamente, l'autorità parentale congiunta prevede che i genitori prendano congiuntamente le decisioni riguardanti il figlio. Per evitare che l'esercizio di tale diritto diventi impraticabile nella vita quotidiana, il genitore che vive col figlio può tuttavia decidere autonomamente se si tratta di affari quotidiani o urgenti (art. 301 cpv. 1bis CC), come ad esempio quelli relativi all'alimentazione, all'abbigliamento o all'organizzazione del tempo libero.

Quali passi devo compiere per ottenere l'autorità parentale congiunta?

Per i genitori coniugati non è necessaria alcuna procedura poiché l'autorità parentale è automatica (art. 296 cpv. 2 CC).

  • Per i genitori divorziati vale lo stesso principio (è prassi comune il mantenimento dell'autorità parentale congiunta).
  • Per i genitori non coniugati l'autorità parentale non è automatica. Essi devono rilasciare una dichiarazione comune di autorità parentale congiunta all'autorità competente (autorità di protezione dei minori oppure ufficio dello stato civile). L'autorità di protezione dei minori può fornire consulenza ai genitori prima che rilascino la dichiarazione (art. 298a cpv. 3 CC).
  • L'autorità parentale congiunta può essere negata soltanto «se è necessario per tutelare il bene del figlio» (art. 298 cpv. 1 CC, con riferimento agli art. 176 cpv. 3 e 118 cpv. 2 CC).
  • In caso di disaccordo riguardo all'instaurazione dell'autorità parentale congiunta, un genitore può avanzare unilateralmente una richiesta di autorità parentale congiunta (art. 298b cpv. 1 CC).

A quali condizioni è possibile ricorrere alla custodia alternata?

In linea di principio, l’autorità parentale congiunta non conferisce il diritto alla custodia congiunta. Di norma, a un genitore viene conferito il diritto giuridico a vivere nella stessa economia domestica con il figlio e all’altro il diritto a intrattenere con lui relazioni personali. Qualora uno dei genitori o il figlio ne faccia richiesta, il giudice valuta ai sensi dell’articolo 298 cpv. 2ter CC se sia opportuno disporre la custodia congiunta, con una ripartizione equilibrata dell’accudimento (ad es. una settimana da un genitore e una dall’altro). Secondo la giurisprudenza della massima autorità giudiziaria (DTF 142 III 612 E.4), la pertinenza di una simile modalità di custodia nel caso specifico e la sua conciliabilità con il bene del figlio si valuta con l’ausilio di vari criteri: capacità educative, cooperative e comunicative dei genitori, distanza tra le abitazioni dei due genitori, età del figlio e rapporti con eventuali fratelli e sorelle, inserimento del minore in un altro contesto sociale, desiderio esplicito del figlio e possibilità dei genitori di assisterlo di conseguenza.

In quali casi si può essere privati dell'autorità parentale?

I genitori coniugati o non coniugati possono essere privati dell'autorità parentale per inesperienza, malattia, infermità, assenza, violenza (compresa quella domestica[U1] ) da parte dei genitori o analoghi motivi che impediscono al genitore di poter esercitare debitamente l'autorità parentale (art. 311 cpv. 1 n. 1 CC).

Non possiedo l'autorità parentale. Ho comunque dei diritti?

Sì. I soggetti sprovvisti dell'autorità parentale mantengono alcuni diritti, quali:

  • il diritto d'informazione sugli avvenimenti particolari sopraggiunti nella vita del figlio, in particolare presso i docenti e il medico (art. 275a CC)
  • il diritto di richiedere misure di protezione del figlio (art. 307 seg. CC)
  • il diritto di conservare le relazioni personali con il figlio (art. 273 cpv. 1 CC)

In qualità di padre o madre, posso modificare senza ulteriori formalità il luogo di dimora di mio figlio?

No. I genitori devono comunicare l'intenzione di modificare il luogo di dimora del figlio. Un trasferimento non deve causare l'impossibilità per l'altro genitore di esercitare la sua autorità parentale.

  • Trasferimento all'estero: è sempre necessario ottenere il consenso dell'altro genitore.
  • Trasferimento in Svizzera: è necessario il consenso dell'altro genitore qualora il trasferimento abbia ripercussioni rilevanti sull'esercizio dell'autorità parentale e sulle relazioni personali con il figlio (art. 301a CC). La sottrazione di minorenne è punita penalmente (art. 220 CP).

Se un solo genitore esercita l'autorità parentale, deve informare l'altro genitore di una modifica del luogo di dimora del figlio (art. 301a cpv. 3 CC).

Quali sono gli effetti dell'autorità parentale sul nome del figlio di genitori non coniugati?

Il figlio di genitori non coniugati assume il cognome da nubile della madre se essa è l'unica a possedere l'autorità parentale (art. 270a CC).

Se l'autorità parentale è invece esercitata congiuntamente, i genitori stabiliscono insieme se il figlio porterà il cognome da nubile della madre o quello da celibe del padre (art. 270a CC). Se l'autorità parentale congiunta è istituita dopo la nascita del primo figlio, i genitori hanno un anno di tempo per decidere a riguardo. Quanto deciso varrà per tutti gli altri figli comuni, a prescindere dall'autorità parentale esercitata.

È consentita l’adozione a coppie dello stesso sesso?

Secondo il diritto vigente, le coppie omosessuali non possono ricorrere alla medicina della procreazione né adottare congiuntamente un bambino estraneo, indipendentemente dal fatto che vivano in concubinato o siano vincolate da un’unione domestica registrata. Dal 1° gennaio 2018 è tuttavia permessa l’adozione del figlio del partner sia alle persone che vivono in unione domestica registrata sia a quelle che convivono di fatto. Questa possibilità è però subordinata a diverse condizioni: la coppia deve aver convissuto per almeno tre anni e il minore deve avere vissuto con la coppia per almeno 12 mesi, inoltre il secondo genitore biologico deve essere sconosciuto, deceduto o aver acconsentito al trasferimento dei suoi diritti e obblighi nei confronti del figlio.

L’iniziativa parlamentare del Gruppo verde liberale «Matrimonio civile per tutti» invita il legislatore ad aprire tutte le forme di convivenza disciplinate dalla legge a tutte le coppie, indipendentemente dal genere e dall’orientamento sessuale. Il testo dell’iniziativa sostiene che anche le coppie omosessuali dovrebbero potersi unire in matrimonio e quelle eterosessuali fondare un’unione domestica registrata (come avviene in Francia). In tal modo si consentirebbe a tutte le coppie di adottare bambini estranei.

Come vengono computati gli accrediti per compiti educativi?

Se i genitori sono coniugati ed esercitano quindi congiuntamente l'autorità parentale, gli accrediti sono versati per metà a ciascuno di essi.

In caso di autorità parentale congiunta di genitori divorziati o non coniugati, in futuro un'autorità deciderà in merito agli accrediti a seconda della modalità di custodia effettiva dei figli. Nel momento in cui l'autorità prenderà una decisione riguardante l'autorità parentale congiunta, stabilirà anche come attribuire il relativo accredito. L'intero accredito è assegnato al genitore che si assume la quota preponderante delle prestazioni di custodia (art. 52fbis cpv. 3 OAVS). Al contrario, se i due genitori si sono occupati del figlio in maniera sostanzialmente uguale, l'accredito viene versato per metà a ciascuno (art. 52fbis cpv. 2 OAVS). I genitori che rilasciano una dichiarazione comune hanno un termine di tre mesi per accordarsi sull'assegnazione degli accrediti. In mancanza di un tale accordo, l'autorità di protezione dei minori deciderà d'ufficio in merito alla questione. Se nulla è stato convenuto o deciso da parte di un'autorità, la regola prevede che l'accredito venga interamente attribuito alla madre.

In che modo un minorenne figlio di padre svizzero non coniugato con la madre d'origine straniera può acquisire la cittadinanza svizzera?

Il 20 giugno 2014 il Parlamento ha adottato la revisione totale della legge federale su l'acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera. Le condizioni per il rilascio del passaporto svizzero sono state inasprite e per richiederlo occorre essere titolare di un permesso C. I giovani stranieri continueranno a beneficiare della naturalizzazione agevolata, la quale prevede il doppio computo degli anni trascorsi in Svizzera tra gli 8 e i 18 anni (art. 9 cpv. 2 della legge del 20 giugno 2014 sulla cittadinanza LCit). Un minorenne straniero figlio di padre svizzero non coniugato con la madre acquisisce la cittadinanza svizzera come se l'acquisizione della cittadinanza fosse avvenuta con la nascita (art. 1 cpv. 2 della legge sulla cittadinanza LCit). Affinché il minorenne ottenga la cittadinanza svizzera è necessario che egli sia riconosciuto dal padre o da una sentenza di paternità pronunciata in seguito a un'azione di ricerca della paternità e che i rispettivi atti siano iscritti nel registro dello stato civile.

Questo nuovo regolamento non ha effetto retroattivo. I minori nati prima del 1° gennaio 2006 possono tuttavia presentare domanda di naturalizzazione agevolata se hanno vincoli stretti con la Svizzera (art. 51 cpv. 2 della legge sulla cittadinanza LCit).

Per maggiori informazioni, vi invitiamo a consultare il sito dell'Ufficio federale di giustizia e in particolare il promemoria sulla dichiarazione dell'autorità parentale congiunta presso l'ufficio dello stato civile in Svizzera, n. 152.3.

https://www.ebg.admin.ch/content/ebg/it/home/documentazione/domande-ricorrenti/famiglia.html